Marco Lorandi Bedogni Pietri

diventa instabile e allusivo: le forme libere si richiamano tra loro in sordina con un effetto suggestivo, mentre lo spazio, aderendo alle forme, diventa quasi palpabile.
Ripensando infine alla “storia” artistica di Lorandi credo che si possa dire che già negli anni Settanta egli aveva scoperto tutte le direzioni in cui applicare la sua energia, negli anni successivi non ha fatto altro che sbrigliare la fantasia, condensando e rarefacendo i sui doni in spericolate e brillanti variazioni.
E questo della “fantasia plastica” è il dato della sua attività, la dote, che collega la lunga sequenza delle sue creazioni. La fantasia plastica - scriveva Mario de Micheli - è un istinto ottimistico, ingenuo, dinamico. Il gioco, l’improvvisazione, il capriccio, rientrano nella sua poetica. Si badi, non è una libertà sbrigliata, voglio dire inconsulta. Invece una libertà felice dell’immaginazione, ma con un controllo avvertito, agile, immediato sui mezzi per condurla all’espressione. È qui il dato più sorprendente della sua attività: il trovare, tra estro e rigore, una misura di grazia, di levità, un’eleganza intellettuale che non tradisce mai il valore più intimo e lirico di una necessità di forma.

Orietta Pinessi

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