Marco Lorandi Bedogni Pietri

 
UNA VOLONTÀ: ENERGIA CREATIVA

Parlare di Marco e descriverlo nell’immediatezza dell’immagine che nella mente mi si forma è collocarlo su una scena ed attendere che il sipario sveli il personaggio nella sua sfaccettata e alto intonata recitazione. O, come realmente accaduto, al centro della scena del Teatro di Epidauro, mentre declama alcune terzine di Dante. Sorprenderlo, poi, a spettacolo finito, appartato nella stanza, mentre in silenzio ripensa, riassapora la bellezza delle battute e risente, ancora vibrante ed eccitato da un’energia motoria e intellettuale che non finisce mai, gli echi lasciati a fruizione del pubblico. Finalmente, incontrarlo sulla strada che tutti noi percorriamo, ritrovarlo nelle parole in cui normalmente ci riconosciamo e avviare con lui una conversazione, che ci porta spesso a toccare le consonanze e le dissonanze della vita, della nostra avvicendata vita.
Non faccio fatica, affidandomi a ricordi di viaggi settembrini, a riscoprire i luoghi di quel conversare privato (fuori dei borghi autoctoni e familiari di Bergamo), agganciato a immagini di paesaggi e luoghi particolarmente amati e ricercati: marini, urbani, piccoli centri mediterranei o più famosi e classici richiami; a momenti, insomma di accordi riusciti, di emozioni intense, di sensazioni e pensieri che “le cose belle e buone”, di cui eravamo in quel momento attenti e sensibilissimi spettatori, ci offrivano a profusione.  È giusto che qui riaffermi (e mi viene naturale)  la mia gratitu-

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