Marco Lorandi Bedogni Pietri

 
TRA LE COSE CHE GETTA IL MARE

Aggirarsi tra le sculture di Marco Lorandi è come esplorare una spiaggia deserta, di quelle che hanno solo mare davanti e solo macchia mediterranea alle spalle. La naturalezza delle sue creazioni di terracotta fa pensare che possano nascere unicamente dalla potenza delle onde e del vento: terra plasmata da acqua e aria, anziché dal fuoco che ha lambito e asciugato la creta.
Le opere riempiono lo spazio come detriti delle maree sparpagliati sulla sabbia, corrose, contorte; filamenti di materia aggrovigliati come capricci d’alghe e tutto ciò che Neruda nomina "entre las cosas que echa el mar":(1)

"patas violetas de cangrejos, pétalos ensortijados,
cabecitas de pez difunto, algodones de la tormenta,
sílabas suaves de madera, inútiles joyas del agua,
pequeños países de nácar, y dulces huesos de pájaro
[...] en aún actitud de vuelo."
(2)

La sua terracotta, infatti, vira spesso verso altri materiali, volgendosi talvolta in osso, come nel suggestivo Serpente (1994), una creatura diabolica, forse i resti scheletrici di un mostro marino. Qui le spire dell’animale si avvolgono in una fissità eterna: non vi è una colonna verte-

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